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Cosa e perché

Di fronte alle conseguenze della grande tempesta che ha sconvolto il mondo, la nostra coscienza ci chiama dunque a una speranza responsabile, cioè, in concreto, a non seguire la via comoda del ritorno a una “normalità” segnata dall’ingiustizia, ma ad accettare la sfida di assumere la crisi come «opportunità concreta di conversione, di trasformazione, di ripensare il nostro stile di vita e i nostri sistemi economici e sociali». La speranza responsabile ci permette di respingere la tentazione delle soluzioni facili e ci dà il coraggio di procedere sulla strada del bene comune, della cura dei poveri e della casa comune.

(Papa Francesco, Messaggio ai Partecipanti al 4° Forum di Parigi sulla Pace).

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Il tema

E se la pandemia, fra le tante indicazioni che avrebbe voluto darci, ci avesse richiamato anche all’obbligo morale di cedere definitivamente il testimone alle nuove generazioni?

 

È da questa domanda, o meglio, da questa intuizione, che quest’anno vuole svilupparsi la riflessione e la progettazione della VII edizione del Campus della Pace.

La crisi pandemica non è solo frutto di una casualità naturale: la sua devastante portata trova la complicità in una scellerata de-responsabilità politica, in una miopia economica con un modello consumistico che appiattisce la società e azzera il desiderio e in una visione troppo tecnologica e poco etica del rapporto uomo-natura. La pandemia altro non è che uno spiraglio prospettico da cui cogliere come l’intero sistema si sia colpevolmente ammalato e vadano obbligatoriamente riscritte le regole della convivenza umana e del rapporto uomo/natura.

I rimedi che le generazioni attualmente alla guida del mondo hanno individuato polarizzano ancora una volta le risorse e gli strumenti scavando un crinale invalicabile fra il Nord e il Sud del mondo, fra l’Occidente e l’Oriente, pur se la coscienza civile ha maturato che da questa crisi o si esce insieme oppure si affonderà senza scialuppe di salvataggio per nessuno.

Le nuove generazioni si sentono parte di un mondo globalizzato; ereditano però un pianeta stanco dove non sono mai diventati globali i diritti legati alla cittadinanza o alla propria condizione umana; essi hanno ormai gli strumenti scientifici ed etici per intervenire là dove le generazioni precedenti hanno fallito.

Economia, scienza, cura dell’ambiente, politica equa e di accoglienza e globalizzazione dei diritti non sono temi separabili e tutti assieme sono il fondamento della Pace.

L’attesa, non si sa di che, sta paralizzando però il sistema.

Gli adulti oggi hanno bisogno della creatività e della positività dei giovani, i giovani necessitano però della mano tesa e affidabile degli adulti per muovere i propri passi in modo più sicuro; in altre parole, il protagonismo giovanile si affermerà solo con un dialogo intergenerazionale.

Così Papa Francesco nel suo Messaggio per la 55 giornata mondiale per la Pace:

La crisi globale che stiamo vivendo ci indica nell’incontro e nel dialogo fra le generazioni la forza motrice di una politica sana, che non si accontenta di amministrare l’esistente «con rattoppi o soluzioni veloci», ma che si offre come forma eminente di amore per l’altro, nella ricerca di progetti condivisi e sostenibili”.

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Il logo

Deve avvenire un “passaggio del testimone”, questo, in sintesi, il messaggio di questa settima edizione del campus della Pace ed è quanto di più evidente il logo rappresenta: è un logo-disegno e rappresenta appunto due mani che si passano un testimone colorato di “Terra”.

Ma in questo simbolo sono racchiusi altri significati.

L’incontro: due mani si incontrano per passarsi un testimone

Pace: Il passaggio di testimone fa parte della staffetta, uno sport che come ogni sport è sempre simbolo di pace

Protagonismo giovanile ma sempre in dialogo con le generazioni precedenti: il passaggio di testimone avviene sempre tra una persona che ha appena finito la corsa e una che la sta iniziando, fra un vecchio e uno nuovo

Globalizzazione dei diritti: il testimone è dipinto di Terra, per richiamare il concetto di globalizzazione

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